ERODE AGLI UOMINI DEL XX SECOLO

Chiedo la mia riabilitazione Sono uno dei personaggi della storia. Mi chiamo Erode. I Romani mi misero sul trono perché ero idumeo.

Mi sono dato l’appellativo di “Grande” e pensavo che sarei stato grande, per merito dei grandi edifici che avevo costruito e dei quali andavo orgoglioso. Come ogni tiranno incapace di costruire la felicità dei suoi sudditi costruivo almeno grandi edifici di pietra. Comunque, il mio nome viene ricordato nella storia per l’orrendo crimine che ho commesso contro dei bimbi. Ho fatto uccidere dei bambini a Betlemme e dintorni. “Il tempo seppellisce e tutto verrà dimenticato“, pensavo. Ma nemmeno dopo duemila anni il mio crimine è stato dimenticato. Ma è tempo però che io scenda da questo piedistallo e che Io ceda ad altri che lo meritano più di me. Chiedo la riabilitazione da parte della storia. Non chiedo di essere perdonato. Solo Dio potrebbe perdonarmi. E la storia non perdona. Una cosa sola chiedo: che il mio nome finisca di essere considerato come il simbolo dei crimini contro i bambini. E ho delle ragioni per chiedere questo.

Non nego quanto è accaduto a Betlemme: il pianto di quelle madri è risuonato in tutto il mondo, ma questo è avvenuto duemila anni fa. A quell’epoca gli uomini erano barbari e i re lo erano doppiamente, perché la loro barbarie si accompagnava al potere. Ero odiato e odiavo. Avevo paura su quel trono, su cui sedevo per grazia di Roma. In ciascuno vedevo un nemico, ovunque sospettavo intrighi e perciò uccidevo. Non sono stato nè il primo né l’ultimo, nella storia, a comportarsi così. Assassinavo non solo estranei, ma anche congiunti


Ho ucciso mia moglie e i miei figli. Il mio protettore romano, Cesare Augusto, ha osservato giustamente: “E’ preferibile essere il porco di Erode, che esserne il figlio”. Ero un selvaggio. Se fossi vissuto nel vostro secolo avrei trovato certamente dei medici che mi avrebbero dichiarato pazzo e così sarei assolto dalla mia colpa. Se, temendo per i1 mio trono, ho fatto uccidere i miei stessi figli, potevo essere più clemente con i figli degli altri? Ero ignorante. Nessuno mi aveva educato al rispetto verso gli altri, tanto meno all’amore; nessuno mi aveva predicato il Vangelo, messaggio dell’Amore. Non conoscevo, io, il Cristianesimo, non sapevo che Gesù fosse Dio e che Dio è Amore e che tutti gli uomini, tutti i bambini sono figli di Dio.

Comandavo: “Andate e uccidete!”. A quel tempo non esisteva l’ipocrita terminologia giuridica. Ammazzare era ammazzare. Omicidio era omicidio. Che fate invece voi, uomini del ventesimo secolo? Da venti secoli gli uomini si danno da fare per eliminare la barbarie. Statisti, scienziati, filosofi, artisti, apostoli, profeti, martiri, tutti quanti hanno creato quello che voi con orgoglio chiamate Umanesimo. Ma avete ereditato anche molto di più: avete ereditata il Cristianesimo. Voi sapete che Gesù Cristo è Dio e sapete che Dio è Amare. Voi sapete che tutti gli uomini sono fratelli perché sono figli di Dio. Tutta la vostra vita è misteriosamente compenetrata dalla misericordia e dalla grazia divina, eppure…

Neanche i vostri bambini, i vostri figli innocenti, incapaci di difendersi, sono al sicuro dal vostro egoismo! Quanti ne uccidete ogni giorno? O Betlemme, sei rimasta storia senza significato! Là, almeno, le madri difendevano la vita dei figli, anche se inutilmente. E in questo secolo, invece? Qui le madri dichiarano davanti a una commissione medica che le loro creature minacciano la loro libertà e chiedono che vengano condannate a morte. E poi l’omicidio viene affidato non a dei soldati ignoranti, ma a veri esperti, che hanno studiato per imparare a proteggere la vita e la cui vocazione ha qualcosa di sacro. Hanno formulato un giuramento che li obbliga a proteggere la vita umana sempre e dovunque. Ma alcuni per soldi, altri per paura, accettano il ruolo di assassini. E poi vi chinate pieni di commozione su un fiore, ascoltate il canto degli uccelli e con l’amore rubato ai bambini accarezzate i vostri gatti e i vostri cani! Piangete sulla sorte degli eroi del romanzi e del cinema. Vi addolora la sorte dei bimbi che muoiono di fame e li vorreste aiutare. Visitate i musei, andate ai concerti e collaborate poi a questa tragedia umana dell’aborto! E forse guardate commossi il Cristo crocifisso, dopo aver definito il vostro crimine “interruzione”.

Interruzione di che cosa? Forse non della vita? Sono stato certamente superato dai vostri crimini! Voi che ricordate il mio nome in relazione a Betlemme, dimenticate Erode. Lasciatemi in pace! Ero solo un povero improvvisatore. E tu, storia, cerca di dare il giusto nome ai crimini del ventesimo secolo. E se non ti manca il coraggio, fai la lista delle nuove vittime. Voglio essere riabilitato, io. Voglio lasciare ad altri li mio primato criminale! 
Erode

(libertaepersona.org)

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