Sono bigotto, oltranzista e reazionario, ed ecco perché nel 2017 (come se il tempo mutasse la verità), ancora ritengo che sia fondamentale lottare in nome di chi una voce non l’ha ancora, in nome della categoria sociale più debole, quella prenatale. Sembra che solo personaggi intrisi di moralismo Cristiano possano ancora credere che nel grembo dal concepimento in poi esista la vita, ma stupirà forse gli illuminati libertari scoprire che anche i più lontani dalla Fede hanno saputo separare l’etica dal desiderio.
Il Mahatma Gandhi disse: “Mi sembra chiaro come la luce del giorno che l’aborto sia un crimine”. Un personaggio lontanissimo dal mondo Cattolico, Pier Paolo Pasolini, negli Scritti Corsari dichiarò: “Sono traumatizzato dalla legalizzazione dell'aborto, perché la considero, come molti, una legalizzazione dell'omicidio. Nei sogni, e nel comportamento quotidiano io vivo la mia vita prenatale, la mia felice immersione nelle acque materne: so che là io ero esistente.”
Cerchiamo di essere onesti. Quando nello spazio vengono trovati batteri parliamo di vita (come è normale che sia, per quanto semplice ed elementare), e tuttavia un feto non viene riconosciuto come tale. Tralasciando la banalità per la quale da un giorno all’altro quello che per i benpensanti sarebbe un grumo di cellule diverrebbe improvvisamente vita umana (a 90 giorni un non uomo abortibile, dal giorno dopo, novantunesimo, sbam, essere umano), occorre osservare che chi sostiene l’aborto entro i tre mesi lo fa senza ragione scientifica, seppur di essa si rende portabandiera.






