È innegabile, quella politica che quasi un secolo fa riuscì a imporsi in Europa, è tornata. Il fascismo, che secondo il sentire comune si associa esclusivamente alla violenza e al degrado, mancando spesso una consapevolezza storica degna di nota, sta avendo oggi un successo e un’escalation inquietante. Il fascismo, quello di Mussolini è morto con lui e la Repubblica Sociale, ma non siamo qui a dilapidare i vostri preziosi minuti per parlarvi di questa Italietta nostra. Nel mondo, e soprattutto negli Stati Uniti, la situazione è tra l’imbarazzante e il subumano. Sir Winston Churchill, figura sì discutibile e alquanto imbarazzante, che fu però il vincitore di Hitler, proferì parole ferree, che per noi, posteri della sua eredità, costituiscono un grave monito. “I fascisti del futuro si chiameranno antifascisti” disse, ma non fu il primo, né l’unico, anche Ignazio Silone disse lo stesso, e pure Ennio Flaiano proferì: “In Italia i fascisti si dividono in due categorie: i fascisti e gli antifascisti.” La frase originale sembra derivare da Huey Long. Robert Counterell infatti riportò che il senatore democratico disse: “Quando il fascismo giungerà in America, verrà chiamato antifascismo”. Le recenti elezioni presidenziali hanno dimostrato la lungimiranza di questi uomini. Stravinte da Donald Trump, in contraddizione con le previsioni di tutta la stampa, dichiaratamente schierata con la candidata Neo-Con Hillary, hanno suscitato lo sdegno di molte persone.
LA MORTIFICAZIONE, ESERCIZI PER LA QUARESIMA
Siamo entrati nel secondo ciclo dell’anno liturgico, dove si contempla il Mistero della Redenzione. Precisamente, dal Mercoledì delle Ceneri fino alla prima Domenica di Passione, sarà Tempo Quaresimale.
Le ceneri che il ministro pone sul capo sono fatte con i rami d’ulivo benedetti l’anno precedente, e ci ricordano la nostra prossima morte in conseguenza del peccato. Inoltre, le ceneri sul capo servono per umiliare il nostro orgoglio: “Memento, homo, quia pulvis es, et in pulverem reverteris”. Inizia in questo modo la Quaresima: con l’invito alla mortificazione di se stessi.
La mortificazione è la realizzazione del motto: “Ama ciò che Dio ha fatto, odia ciò che hai fatto tu”. Ciò che ha fatto Dio è la natura umana nella sua perfezione e bontà, ciò che ha fatto l’uomo è il peccato originale, con le sue conseguenze... per risanare la natura umana e per elevarla alla dignità di cristiana, è necessario eliminare i frutti della colpa d’origine, cioè le cattive tendenze: questa è la mortificazione.
La Chiesa insegna e precisa i modi della mortificazione, dimostrando al contempo una stupefacente conoscenza dell’anima umana, con le sue astuzie e debolezze: conoscenza che le è data dallo Spirito Santo, da Colui che, avendo creato l’uomo, lo conosce meglio di chiunque altro.
“La mortificazione è conformazione a Cristo, è il necessario martirio quotidiano di chi crocifigge le proprie passioni disordinate, a maggior gloria di Dio”, S.Bernardo.
Le ceneri che il ministro pone sul capo sono fatte con i rami d’ulivo benedetti l’anno precedente, e ci ricordano la nostra prossima morte in conseguenza del peccato. Inoltre, le ceneri sul capo servono per umiliare il nostro orgoglio: “Memento, homo, quia pulvis es, et in pulverem reverteris”. Inizia in questo modo la Quaresima: con l’invito alla mortificazione di se stessi.
La mortificazione è la realizzazione del motto: “Ama ciò che Dio ha fatto, odia ciò che hai fatto tu”. Ciò che ha fatto Dio è la natura umana nella sua perfezione e bontà, ciò che ha fatto l’uomo è il peccato originale, con le sue conseguenze... per risanare la natura umana e per elevarla alla dignità di cristiana, è necessario eliminare i frutti della colpa d’origine, cioè le cattive tendenze: questa è la mortificazione.
La Chiesa insegna e precisa i modi della mortificazione, dimostrando al contempo una stupefacente conoscenza dell’anima umana, con le sue astuzie e debolezze: conoscenza che le è data dallo Spirito Santo, da Colui che, avendo creato l’uomo, lo conosce meglio di chiunque altro.
“La mortificazione è conformazione a Cristo, è il necessario martirio quotidiano di chi crocifigge le proprie passioni disordinate, a maggior gloria di Dio”, S.Bernardo.
ELEMENTI DI CATECHESI - 25: LA VITA TERRENA E MIRACOLI DI GESU’ CRISTO
Che fece Gesù Cristo nella sua vita terrena?
Gesù Cristo, nella sua vita terrena, c’insegnò con l’esempio e con la parola a vivere secondo Dio, e confermò coi miracoli la sua dottrina; infine per cancellare il peccato, riconciliarci con Dio e riaprirci il Paradiso, si sacrificò sulla Croce, “unico mediatore tra Dio e gli uomini” (1 Tm 2,5).
Per salvarsi occorre compiere la divina volontà “vivendo secondo Dio”. Il Redentore, nostro Maestro, ci insegnò con l’esempio e con la parola quale sia la divina volontà e come la si metta in pratica.
Gesù, per oltre trent’anni, nella povera casa di Nazareth pratica la dottrina e la virtù che poi insegnerà con la predicazione durante la vita pubblica. Chi soltanto insegna è piccolo nel Regno dei Cieli; invece è grande colui che prima fa ciò che insegna, e quindi ammaestra (Mt 5, 19).
All’insegnamento dell’esempio segue quello orale; durante la vita pubblica, Gesù Cristo fece conoscere le verità necessarie da credere, le virtù da praticare, la legge divina da osservare.
Gesù Cristo, nella sua vita terrena, c’insegnò con l’esempio e con la parola a vivere secondo Dio, e confermò coi miracoli la sua dottrina; infine per cancellare il peccato, riconciliarci con Dio e riaprirci il Paradiso, si sacrificò sulla Croce, “unico mediatore tra Dio e gli uomini” (1 Tm 2,5).
Per salvarsi occorre compiere la divina volontà “vivendo secondo Dio”. Il Redentore, nostro Maestro, ci insegnò con l’esempio e con la parola quale sia la divina volontà e come la si metta in pratica.
Gesù, per oltre trent’anni, nella povera casa di Nazareth pratica la dottrina e la virtù che poi insegnerà con la predicazione durante la vita pubblica. Chi soltanto insegna è piccolo nel Regno dei Cieli; invece è grande colui che prima fa ciò che insegna, e quindi ammaestra (Mt 5, 19).
All’insegnamento dell’esempio segue quello orale; durante la vita pubblica, Gesù Cristo fece conoscere le verità necessarie da credere, le virtù da praticare, la legge divina da osservare.
SANTA SCOLASTICA, ORA PRO NOBIS
Aforisma
"Tacete, o parlate di Dio, poiché quale cosa in questo mondo è tanto degna da doverne parlare?"
La vita
"Tacete, o parlate di Dio, poiché quale cosa in questo mondo è tanto degna da doverne parlare?"
La vita
Scolastica nacque attorno al 480 da una nobile famiglia di Norcia, in Umbria, in un paesaggio che aiutava la contemplazione di Dio attraverso il creato.
Sorella gemella di san Benedetto, fin da bambina aveva avuto una particolare attrazione per la vita consacrata a Dio. La preghiera, pura e ardente, e il desiderio del Cielo erano molto forti in lei. Il legame con Benedetto andava sempre più rafforzandosi grazie alla scelta comune della vita monastica che li rendeva in Cristo un’unica anima. Ella fu la prima monaca benedettina, in quanto fondò un monastero vicino a Piumarola, dando origine all’Ordine delle Benedettine, ramo femminile del medesimo ordine maschile fondato dal fratello.
Sorella gemella di san Benedetto, fin da bambina aveva avuto una particolare attrazione per la vita consacrata a Dio. La preghiera, pura e ardente, e il desiderio del Cielo erano molto forti in lei. Il legame con Benedetto andava sempre più rafforzandosi grazie alla scelta comune della vita monastica che li rendeva in Cristo un’unica anima. Ella fu la prima monaca benedettina, in quanto fondò un monastero vicino a Piumarola, dando origine all’Ordine delle Benedettine, ramo femminile del medesimo ordine maschile fondato dal fratello.
RILEGGIAMO IL CONCILIO DI TRENTO - 23/IL PURGATORIO
SESSIONE XXV (3-4 dicembre 1563)
Decreto sul purgatorio.
Poiché la chiesa cattolica, istruita dallo Spirito santo, conforme alle sacre scritture e all’antica tradizione, ha insegnato nei sacri concili, e recentissimamente in questo concilio ecumenico (403), che il purgatorio esiste e che le anime lì tenute possono essere aiutate dai suffragi dei fedeli e in modo particolarissimo col santo sacrificio dell’altare, il santo sinodo comanda ai vescovi che con diligenza facciano in modo che la sana dottrina sul purgatorio, quale è stata trasmessa dai santi padri e dai sacri concili (404), sia creduta, ritenuta, insegnata e predicata dappertutto.
Nelle prediche rivolte al popolo meno istruito, si evitino le questioni più difficili e più sottili, che non servono all’edificazione, e da cui, per lo più, non c’è alcun frutto per la pietà. Così pure non permettano che si diffondano e si trattino dottrine incerte o che possano presentare apparenze di falsità. Proibiscano, inoltre, come scandali e inciampi per i fedeli, quelle questioni che servono (solo) ad una certa curiosità e superstizione e sanno di speculazione.
Decreto sul purgatorio.
Poiché la chiesa cattolica, istruita dallo Spirito santo, conforme alle sacre scritture e all’antica tradizione, ha insegnato nei sacri concili, e recentissimamente in questo concilio ecumenico (403), che il purgatorio esiste e che le anime lì tenute possono essere aiutate dai suffragi dei fedeli e in modo particolarissimo col santo sacrificio dell’altare, il santo sinodo comanda ai vescovi che con diligenza facciano in modo che la sana dottrina sul purgatorio, quale è stata trasmessa dai santi padri e dai sacri concili (404), sia creduta, ritenuta, insegnata e predicata dappertutto.
Nelle prediche rivolte al popolo meno istruito, si evitino le questioni più difficili e più sottili, che non servono all’edificazione, e da cui, per lo più, non c’è alcun frutto per la pietà. Così pure non permettano che si diffondano e si trattino dottrine incerte o che possano presentare apparenze di falsità. Proibiscano, inoltre, come scandali e inciampi per i fedeli, quelle questioni che servono (solo) ad una certa curiosità e superstizione e sanno di speculazione.
CHIESA E IMMIGRAZIONE/13: L'ACCOGLIENZA INDISCRIMINATA E' LA NEGAZIONE DELL'AMORE DI DIO
“Obbligo d’accoglienza” dello straniero a qualsiasi costo anche contro il bene comune. E’ il nuovo dogma, non rivelato da Dio, ma propagandato pressoché senza distinzioni da tutte le centrali del potere massonico.
E’ evidente che un cuore cristiano, potendolo, presta soccorso a chi si trova in grave difficoltà, ma la “religione dell’uomo” - che sembra ormai aver conquistato la quasi totalità dei presidi cattolici - impone quello dell’accoglienza come un “imperativo categorico” al quale si può solo “obbedire”.
Quasi non è lecito riflettere alle circostanze e all’opportunità di talune azioni che ufficialmente si presentano come caritative, sotto pena di “scomunica mediatica”. Nolite cogitare.
Lo smarrimento è poi alimentato dalle dichiarazioni di certe autorità ecclesiastiche che spesso propagandano la confusione, predicando come dottrina cattolica concetti che sembrano piuttosto i frutti maturi del peggior mondialismo che non della dottrina di Gesù Cristo.
Intorno alla singolare tipologia d’immigrazione dei nostri giorni si aprono certo più questioni, che partono dal serio discernimento sulla natura di questi flussi, all’aiuto doveroso verso i fratelli, in primis verso cristiani d’Oriente; dalla necessità, per alcune realtà precise, di un possibile sostegno in loco - anche militare -, alla seria valutazione della presenza tra gli immigrati di molti lupi vestiti d’agnelli.
RILIEVI SULLA FEDE DEI MAGI, PARLA GESU’
Dal Poema dell’Umo-Dio scritto da Maria Valtorta, possiamo leggere queste parole dette da Gesù riguardanti la fede dei Re Magi:
“... Quei Savi d’oriente non avevano nulla che li assicurasse della verità. Nulla di soprannaturale. Solo il calcolo astronomico e la loro riflessione che una vita integra faceva perfetta.
Eppure hanno avuto fede. Fede in tutto: fede nella scienza, fede nella coscienza, fede nella bontà divina. Per la scienza hanno creduto al segno della stella nuova che non poteva che esser “quella” attesa da secoli dall’umanità: il Messia. Per la coscienza hanno avuto fede nella voce della stessa che, ricevendo “voci” celesti, diceva loro: “E’ quella stella che segna l’avvento del Messia”. Per la bontà hanno avuto fede che Dio non li avrebbe ingannati e, poiché la loro intenzione era retta, li avrebbe aiutati in ogni modo per giungere allo scopo.
E sono riusciti. Essi soli, fra tanti studiosi dei segni, hanno compreso quel segno, perché essi soli avevano nell’anima l’ansia di conoscere le parole di Dio con un fine retto che aveva a principale pensiero quello di dare subito a Dio lode e onore. (...)
E si mettono in cammino dalle Indie lontane. Dalle catene mongoliche sulle quali spaziano unicamente le aquile e gli avvoltoi e Dio parla col rombo dei venti e dei torrenti e scrive parole di mistero sulle pagine sterminate dei nevai. Dalle terre in cui nasce il Nilo e procede, vena verde azzurra, incontro all’azzurro cuore del Mediterraneo, né picchi, né selve, né arene, oceani asciutti e più pericolosi di quelli marini, fermano il loro andare. E la stella brilla sulle loro notti, negando loro di dormire. Quando si cerca Dio, le abitudini naturali devono cedere alle impazienze e alle necessità sopraumane.
“... Quei Savi d’oriente non avevano nulla che li assicurasse della verità. Nulla di soprannaturale. Solo il calcolo astronomico e la loro riflessione che una vita integra faceva perfetta.
Eppure hanno avuto fede. Fede in tutto: fede nella scienza, fede nella coscienza, fede nella bontà divina. Per la scienza hanno creduto al segno della stella nuova che non poteva che esser “quella” attesa da secoli dall’umanità: il Messia. Per la coscienza hanno avuto fede nella voce della stessa che, ricevendo “voci” celesti, diceva loro: “E’ quella stella che segna l’avvento del Messia”. Per la bontà hanno avuto fede che Dio non li avrebbe ingannati e, poiché la loro intenzione era retta, li avrebbe aiutati in ogni modo per giungere allo scopo.
E sono riusciti. Essi soli, fra tanti studiosi dei segni, hanno compreso quel segno, perché essi soli avevano nell’anima l’ansia di conoscere le parole di Dio con un fine retto che aveva a principale pensiero quello di dare subito a Dio lode e onore. (...)
E si mettono in cammino dalle Indie lontane. Dalle catene mongoliche sulle quali spaziano unicamente le aquile e gli avvoltoi e Dio parla col rombo dei venti e dei torrenti e scrive parole di mistero sulle pagine sterminate dei nevai. Dalle terre in cui nasce il Nilo e procede, vena verde azzurra, incontro all’azzurro cuore del Mediterraneo, né picchi, né selve, né arene, oceani asciutti e più pericolosi di quelli marini, fermano il loro andare. E la stella brilla sulle loro notti, negando loro di dormire. Quando si cerca Dio, le abitudini naturali devono cedere alle impazienze e alle necessità sopraumane.
Iscriviti a:
Post (Atom)






