AVVISO!!!

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Carissimi lettori,
in questi anni Corsia Giovani si è arricchito di numerosi contenuti che hanno affrontato determinati argomenti; in particolar modo, il blog si è specializzato nell'approfondimento del catechismo, offrendo in modo semplice e genuino la dottrina cattolica, che purtroppo non viene quasi più insegnata: le rubriche ELEMENTI DI CATECHESI, CATECHISMO CONTRO IL MODERNISMO, VITA DEI SANTI e anche PER I PIU' PICCOLI puntano proprio a questo. Ma anche altri articoli che sono stati pubblicati si sono rivelati molto utili per chi vuole conoscere come mettere in pratica la fede cattolica.
E' per questo motivo che abbiamo deciso di potenziare e completare la struttura di Corsia Giovani, trasferendo il blog all'interno del sito dal quale è nato: Corsia dei Servi. Nella Corsia troverete, dunque, la nuova sezione dedicata tutta a Corsia Giovani, dove sono stati inseriti gli articoli comparsi in questi anni e dove, d'ora in avanti, verranno pubblicati tutti quelli nuovi.
Per chi volesse contattare la Redazione o il cappellano di Corsia Giovani, comunichiamo il nuovo indirizzo email: corsiagiovani@corsiadeiservi.it
Siamo fiduciosi che, in questa nuova veste, Corsia Giovani si rivelerà ancora più efficace comprendendo nella schiera dei suoi lettori giovani e adulti; siamo anche certi, che si completerà sempre di più nello studio dell'unica vera dottrina... ad maiorem Dei gloriam!
La Redazione

LA PAZIENZA

Voi avete bisogno di pazienza, affinché, facendo la volontà di Dio, meritiate di conseguire la sua promessa, dice l’Apostolo. Il Salvatore aveva detto: con la pazienza conquisterete la padronanza delle vostre anime. Dominare la propria anima è la massima aspirazione dell’uomo, e il dominio dell’anima è commisurato al livello della pazienza!
Ricordati spesso che Nostro Signore ci ha salvato soffrendo con costanza; è nello stesso modo che noi potremo operare la nostra salvezza, sopportando la sofferenza, le afflizioni, le ingiurie, le contraddizioni, i dispiaceri con la maggior dolcezza che ci sarà possibile. Non limitare la tua pazienza a un genere determinato di ingiurie o di afflizioni, ma estendile a tutte quelle che il Signore ti manderà o permetterà che tu incontri.

Alcuni vogliono sopportare soltanto le tribolazioni che procurano onore, come per esempio: essere feriti in guerra, essere prigionieri di guerra, essere maltrattati a causa della religione, diventare poveri per una lite da cui sono usciti vincitori. Io dico che costoro non amano la tribolazione, ma soltanto l’onore che ne deriva. 
Il vero paziente, ossia chi vuole servire Dio, sopporta con animo uguale le tribolazioni unite al disonore e quelle che danno onore. Se ci disprezzano, ci attaccano e ci accusano i cattivi, per un uomo di coraggio è una vera gioia; ma se quelli che ci attaccano, ci accusano e ci maltrattano, sono gente per bene, amici, i genitori, altri parenti, allora sì che va bene! Ho una stima maggiore per la dolcezza con la quale S. Carlo Borromeo sopportò a lungo gli attacchi che gli sferrava pubblicamente dal pulpito un predicatore di fama, appartenente ad un Ordine rigorosissimo nell’ortodossia, che non per tutti gli altri attacchi sopportati.

MERCOLEDI' DELLE CENERI

Oggi incomincia la Santa Quaresima. La Santa Quaresima ha questo significato: di esercitare la penitenza per prepararci, non solo con delle belle forme liturgiche, a celebrare il mistero della Redenzione nella Passione e Morte del Signore, ma con della realtà morale, opere buone, non soltanto parole o atteggiamenti esteriori. Confesso che quando nella liturgia mi capita di dovere pronunciare questo nome "penitenza" – e in questo tempo capita sempre – io provo una certa difficoltà, perché ho l'impressione che questa parola sia circondata da una sordità pressoché assoluta, che manchi una risposta all'invito essenziale della Quaresima che è penitenza, che la maggior parte di noi non ci pensi affatto. Scusate, io non giudico nessuno, ma così da quel che succede, si dice e pare, credo che tra noi ben pochi siano disposti a fare penitenza, e questo è grave, perché noi finiamo col fare tante belle funzioni con le Ceneri, non parliamo poi quelle della Settimana Santa, ma non ci accostiamo affatto alla Croce di Nostro Signore. Mi domando: perché questo?

Le ragioni sono molte e non possono essere esposte in una breve omelia come stasera. Però c'è una ragione della quale voglio discorrere con voi. La ragione è un equivoco: molti, quando si parla di penitenza, credono che si debba far riferimento ai flagelli, alle catenelle, a tutto quello che strazia la carne, che fa sanguinare, patire, che mette in pericolo d'infezioni. E' un equivoco. Tutto questo certamente è penitenza, e non sarei io che vengo qui a dire che tutto questo non lo è; lo è. Ma attenti, non è l'unica penitenza!

Ce n'è un'altra che può costare anche più di questa, ed è la penitenza spirituale, quella che si fa nell'anima, che gli altri non vedono, che gli altri non lodano, che gli altri non mettono in conto attivo per il nostro onore e per la nostra reputazione.

LETTURA SPIRITUALE

Alla meditazione aggiungiamo un po’ di lettura spirituale; che è come la rugiada, la quale feconda l’anima nostra di santi pensieri, di casti affetti, di ottime risoluzioni. A tal intento sarebbero ottime Le vite dei Santi del Massini; L’imitazione di Gesù Cristo del Gersen; Il Combattimento spirituale dello Scupoli; La pratica di amar Gesù Cristo di Sant’Alfonso; La Filotea di San Francesco di Sales, ecc.

Attendiamo poi specialmente alla preghiera, che è il canale di tutte le grazie. Chi prega, e prega bene, certo si salva; chi non prega, abbandonato a se stesso si perde.

San Vincenzo de’ Paoli diceva: Nulla si può aspettar di buono da quel cristiano che trascura la preghiera all’inizio e alla fine della giornata.

Perciò non manchiamo mai di recitare con devozione le orazioni del mattino e della sera; terminiamo le preghiere della sera con l’esame di coscienza, non andando a dormire col peccato sull’anima, senza almeno pentircene e promettere di confessarci al più presto, perché a nessuno fu promesso il domani.

Al mattino poi ricordiamoci di offrire a Dio tutte le opere e i patimenti della giornata; e procuriamo di rinnovare tale offerta più volte fra il giorno (per il che basta una semplice elevazione della mente a Dio), accompagnandola con fervorose e frequenti giaculatorie; perché se non si sta bene attenti, l’amor proprio cercherà di introdursi nelle nostre opere, lavorando non per il puro amore di Dio e per l’adempimento della sua volontà, ma per contentare il nostro gusto o per altri fini terreni, che guasteranno più o meno le nostre opere anche più belle.

Un santo Religioso prima di metter mano a qualsiasi opera, alzava gli occhi al cielo e si fermava un poco; interrogato su che cosa facesse, rispose: Piglio la mira per assicurare il colpo. E così dobbiamo fare ancora noi; prima di principiare qualche azione, prender bene la mira, dicendo: Signore, faccio questo per piacere a voi.

(Manuale di Filotea)

ELEMENTI DI CATECHESI - 33: CHIESA CATTOLICA ROMANA

Può altra Chiesa, fuori della Cattolica-Romana, essere la Chiesa di Gesù Cristo, o almeno parte di essa?
Nessuna chiesa, fuori della Cattolica-Romana, può essere la Chiesa di Gesù Cristo e nemmeno parte di essa, perché non può averne insieme con quella le singolari distintive qualità – una, santa, cattolica, apostolica – come difatti non le ha nessuna delle altre chiese che si dicono cristiane.

Nella catechesi precedente si è dimostrato che quella romana è l'unica vera Chiesa di Cristo, perché essa sola ha tutte le caratteristiche perfette ed essenziali della Chiesa di Cristo. E' impossibile che le altre chiese, che si dicono cristiane, siano la vera Chiesa di Cristo, o anche soltanto parte di essa, perché sono in contrasto con la Chiesa romana, dalla quale differiscono nella fede, nel governo e spesso anche nel sacrificio e nei sacramenti.

ATTENZIONE:
E' molto diffuso l'errore di ritenere che tutte le religioni siano buone; è un errore pernicioso che bisogna assolutamente combattere! Una sola è la vera Chiesa di Cristo! Non illudiamoci: fuori della Chiesa non troveremo i mezzi di salvezza!


Perché Gesù Cristo istituì la Chiesa?
Gesù Cristo istituì la Chiesa perché tutti gli uomini trovassero in essa la guida sicura e i mezzi di santità e di salute eterna.

Il Figlio di Dio si fece uomo per salvare tutti gli uomini con il suo magistero ostensivo, perfettivo e salvifico. Per questo rivelò e insegnò le verità necessarie in cui credere; completò e perfezionò la legge antica; diede i mezzi di grazia necessari per credere e praticare la legge di Dio; infine, per cancellare il peccato e meritare la grazia perduta, sacrificò Se stesso soffrendo e morendo sulla croce.

2 FEBBRAIO – LA PURIFICAZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA

La festa della Purificazione chiude il Ciclo santorale del Tempo dopo l'Epifania. E' una delle più antiche solennità della Vergine, ed occupava a Roma, nel VII secolo, il secondo posto dopo l'Assunta. Questa festa si celebra il 2 febbraio perché, volendo sottomettersi alla legge mosaica, Maria doveva andare a Gerusalemme 40 giorni dopo la nascita di Gesù (25 dicembre – 2 febbraio) per offrirvi il sacrificio prescritto: un agnello o, se i loro mezzi non permettevano, due tortorelle o due colombi. La processione della Candelora ricorda il viaggio di Maria e Giuseppe da Betlemme al Tempio, al fine di presentarvi “l'Angelo del testamento”, come aveva predetto Malachia.
La Purificazione, alla quale la Madre del Salvatore non era obbligata, perché Ella partorì in modo straordinario, passa in secondo piano nella liturgia ed è la Presentazione di Gesù che forma l'oggetto principale di questa festa.

Leggiamo, dagli scritti di Maria Valtorta, la descrizione della Presentazione al Tempio, e in seguito la spiegazione di Gesù.

“Accorre un sacerdote. Maria offre i due poveri colombi ed io, che capisco la loro sorte, volgo altrove lo sguardo. Mi pare però di vedere, con la coda dell'occhio, che il sacerdote asperga Maria con dell'acqua. Deve essere acqua, perché non vedo macchie sul suo abito. Poi Maria, che insieme ai colombini aveva dato un mucchietto di monete al sacerdote, entra con Giuseppe nel Tempio vero e proprio, accompagnata dal sacerdote. Maria offre il Bambino – che si è svegliato e gira i suoi occhi innocenti intorno, con lo sguardo stupito degli infanti di pochi giorni – al sacerdote. Questo lo prende sulle braccia e lo solleva a braccia tese, volto verso il Tempio, stando contro a quella specie di altare che sta su quei gradini. Il rito è compiuto. Il Bambino viene restituito alla Madre e il sacerdote se ne va.

CONTRO IL MODERNISMO - 7: I GERMOGLI DELLA FEDE. SEGUITO DELL'ESPOSIZIONE DELLA FILOSOFIA RELIGIOSA (parte seconda)

Per i modernisti, la Chiesa e lo Stato devono essere due istituzioni dissociate, che operano l'una per un fine spirituale, l'altro per un fine temporale. Nel passato, però, la Chiesa aveva l'autorità temporale che oggi i modernisti non le riconoscono più: essi affermano che un tempo si riteneva che la Chiesa fosse stata istituita direttamente da Dio, come autore dell'ordine soprannaturale, mentre oggi queste credenze sono respinte dai filosofi e dagli storici. C'è di più. Per il modernista, il cattolico deve dissociarsi dal cittadino, nel senso che, in quanto cittadino, il cattolico avrebbe il diritto e dovere di non curarsi dell'autorità, dei desideri, dei consigli e dei comandi della Chiesa, e di fare quello che lui giudicherà utile per il bene della patria. La Chiesa non può nemmeno prescrivere al cittadino una linea di condotta, poiché altrimenti sarebbe un abuso di potere in un campo che non le compete.

Queste teorie, sono già state condannate dal Sommo Pontefice Pio VI nel 28 agosto 1794, nella Costituzione apostolica Auctorem fidei.

[I modernisti non si accontentano certo del fatto che lo Stato si separi dalla Chiesa...] E infatti, secondo i modernisti la Chiesa, nelle cose temporali, deve sottostare allo Stato, proprio come la fede deve sottostare alla scienza. Tale asserzione è chiaramente deducibile per logico raziocinio.

L' USO DELLA LINGUA LATINA

Il latino è la lingua della Chiesa Cattolica, poiché ha diffuso il cristianesimo in tutto il mondo, unendo nell'unica Fede italiani, inglesi, francesi, germanici, e tutti gli uomini di tutta la terra.
Il latino è la lingua usata dai primi padri della Chiesa, negli scritti di S. Agostino e di S. Tommaso d'Aquino; è la lingua destinata al canto gregoriano; è la lingua della Sacra Liturgia.

Perché, in breve, usare il latino e non la propria lingua?

Innanzitutto perché, in quanto lingua sacra della Chiesa, è adatta ad aiutare il fedele a cogliere il momento di sacralità in cui si è immersi durante il Sacrificio del Calvario; la straordinarietà di ciò che accade durante la Santa Messa viene in questo modo evidenziata anche con l'aiuto di una lingua “straordinaria”, cioè non di uso quotidiano. Poi, perché nelle versioni dei sacri libri, fatte in lingua latina, la Provvidenza divina trasfuse quella forza e quelle dolcezze che sarebbe inutile cercare nelle versioni fatte in qualcuna delle lingue volgari.

Inoltre la Chiesa Cattolica, presieduta da un capo solo e diffusa in tutte le nazioni della terra, deve avere per necessità una lingua universale intesa in qualsiasi luogo, e il latino è un chiaro ed evidente segno di questa unione cattolica: si trovino in America o in Africa, in Asia o in Europa, i cattolici assisteranno ad una Santa Messa identica a quella del loro Paese natale. (A tal proposito, si veda la catechesi n.32)

NEL PERIODO DI SETTUAGESIMA, SESSAGESIMA E QUINQUAGESIMA

Quest'anno, la domenica del 28 gennaio è la "Settuagesima", la domenica del 4 febbraio "Sessagesima" e la domenica 11 febbraio "Quinquagesima".

Perché sono chiamate così? Perché indicano rispettivamente la settima, la sesta e la quinta domenica avanti quella di Passione.

La Chiesa, dalla domenica di Settuagesima fino al Sabato Santo, tralascia nei divini uffizi l'Alleluia, che è voce di allegrezza, ed usa paramenti di color violaceo, che è colore di mestizia, per allontanare con questi segni di tristezza i fedeli dalle vane allegrezze del mondo ed insinuare in essi lo spirito di penitenza.

Nei divini uffizi della settimana di Settuagesima, la Chiesa ci rappresenta la caduta dei nostri progenitori, Adamo ed Eva, ed il loro giusto castigo; negli uffizi della settimana di Sessagesima ci rappresenta il diluvio universale mandato da Dio per castigare i peccatori; negli uffizi dei primi tre giorni della settimana di Quinquagesima ci rappresenta la vocazione di Abramo, ed il premio dato da Dio alla sua obbedienza ed alla sua fede.

Malgrado le intenzioni della Chiesa, nel tempo di Settuagesima, Sessagesima e Quinquagesima, più che in qualunque altro, si vedono tanti disordini di una parte di cristiani per malignità del demonio, il quale, volendo contrariare i disegni della Chiesa, fa maggiori i suoi sforzi per indurre i cristiani a vivere secondo i dettami del mondo e della carne.

ASPIRAZIONI A GESU'

Procuriamoci un Crocifisso benedetto con l’applicazione delle Indulgenze, specialmente della Plenaria in punto di morte, portandolo sempre al collo.

Di notte, quando ci svegliamo e non possiamo dormire, se avremo il Crocifisso con noi, potremo prenderlo e baciarlo e trovare in Gesù la vera luce che illumina la mente anche nelle tenebre della notte, dicendo intanto al nostro diletto Signore:

Io sopra un morbido letto, e voi, caro Gesù, sul patibolo! Io cerco riposo e voi per me agonizzaste inchiodato sulla Croce! Ah! Gesù, fate almeno che io arda sempre di amore per voi!

Se poi nella mattina levandoci baceremo nuovamente il Crocifisso con amore, e prometteremo a Gesù di portare la nostra croce in unione alla sua; se lungo il giorno procureremo di baciarlo sovente, e per ravvivare il nostro fervore lo stringeremo spesso al nostro cuore; se, soprattutto in momenti di tentazione, di inquietudine, ricorreremo a Lui, Egli sarà certamente per noi il conforto, il sostegno, l’aiuto, il compagno invisibile.

In Gesù, dunque, nostro Dio, noi troveremo tutto quello che possiamo desiderare.

Egli ci guarderà nel corso della vita, ci assisterà in morte, e sarà la nostra ricompensa nell’eternità; ove noi dovremo tutta la nostra felicità al caro Gesù Crocifisso.

(Manuale di Filotea)

ELEMENTI DI CATECHESI - 32: UNA, SANTA, CATTOLICA E APOSTOLICA

Qual è la Chiesa di Gesù Cristo?
La Chiesa di Gesù Cristo è la Chiesa Cattolica-Romana, perché essa sola è una, santa, cattolica e apostolica, quale Egli la volle.

La Chiesa di Gesù Cristo è una sola, perché unico è il suo fondamento. Gesù disse: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa (Mt 16, 18), non “le mie Chiese”.
Attualmente vi sono infatti molte chiese che si dicono cristiane, e ciascuna vuole essere l'unica Chiesa di Gesù Cristo, la sola santa, cattolica e apostolica. Ognuna delle innumerevoli chiese protestanti (luterana, calvinista, zuingliana, presbiteriana, quacchera, battista, anabattista, evangelica, mormona, anglicana, esercito della salvezza, ecc. ecc.) vuole essere l'unica Chiesa di Cristo. La stessa pretesa avanza ciascuna delle chiese d'oriente (chiesa russa, greca, romana, bulgara, jugoslava, monofisita, nestoriana, ecc.).

La Chiesa cattolica romana è l'unica che può dimostrare di essere veramente la Chiesa di Cristo, sotto tutti gli aspetti.

RIFLETTO:
La devozione alla santissima Vergine è una delle caratteristiche più evidenti della vera Chiesa di Cristo.

SANTA LUCIA, ORA PRO NOBIS

"Coloro che vivono castamente e piamente sono tempio di Dio e lo Spirito Santo abita in essi".

LA VITA
Sul finire del III secolo (tra il 280 e il 290 d.C.) nacque nella città di Siracusa S. Lucia. Tale città era molto fiorente, e conobbe il cristianesimo per merito del vescovo S. Marziano; la fede in Cristo, nonostante le persecuzioni, si era molto diffusa, e Siracusa contava un discreto numero di chiese e catacombe.
S. Lucia apparteneva ad una nobile famiglia, proprietaria di vasti terreni; era orfana di padre dall'età di cinque anni, e viveva con la madre, Eutichia. La sua famiglia probabilmente era già cristiana. La bimba siracusana cresceva bella e buona, soprattutto aveva molta modestia nel portamento: la giovane infatti si era consacrata al Signore con un voto di verginità, mentre la madre, all'oscuro del desiderio della figlia, già pensava a come renderla felice tramite un buon matrimonio.

Nel 231, nella vicina città di Catania, sant'Agata era morta martire sotto la persecuzione di Decio: moltissimi cristiani andavano in pellegrinaggio alla tomba della santa, perché lì erano numerosi i miracoli per l'intercessione della martire. Accadde che nell'anno 301 anche Lucia e sua madre andarono in pellegrinaggio per ottenere la grazia della guarigione di Eutichia: la madre della santa, infatti, era affetta da gravi emorragie, per le quali non aveva alcuna speranza di guarire se non tramite un miracolo.

NOVENA PER LA SOLENNITA’ DEL SANTISSIMO NATALE (dal 16 dicembre)

ISTRUZIONE:
La Chiesa saggiamente ha stabilito che alla solennità del SS. Natale preceda l’Avvento, cioè quattro settimane di preparazione, in memoria dei quattromila anni da Adamo fino alla venuta del nostro divino Redentore. Nell’Avvento il cristiano, per corrispondere alle intenzioni della Chiesa, procurerà di essere più mortificato, sia nel custodire i propri sentimenti e combattere le disordinate passioni, sia nell’osservare, per quanto è possibile, i digiuni prescritti, specialmente nella Vigilia del Natale; ed ancora abbonderà in opere buone, accostandosi ai Sacramenti, perché così Gesù nasca in lui spiritualmente. 

La solennità del SS. Natale è la festa più cara ai cuori cristiani perché ricorda la nascita temporale del Messia aspettato da tanti secoli; e ricorda le meraviglie operatesi in Betlemme, dove, in una capanna, da Maria nacque il Redentore del mondo, mentre il coro degli Angeli cantava l’inno di gioia: Gloria a Dio nel più alto dei cieli, e pace in terra agli uomini di buona volontà.
 
In questa solennità si celebrano dai sacerdoti tre Messe, di cui la prima ricorda la nascita temporale di Gesù in Betlemme ed anche la spirituale nel cuore dei giusti per la sua grazia; la seconda l'adorazione fatta dai pastori al divino Bambino; la terza rappresenta la sua eterna generazione dal Padre: le tre Messe sono anche per onorare le tre Persone della SS. Trinità che concorsero nel gran Mistero. Quantunque sia ottima cosa per il cristiano assistere in tale solennità alle tre Messe, non vi è però obbligo: e perciò basta, al precetto della festa, ascoltarne una qualsiasi delle tre.

CONTRO IL MODERNISMO - 6: I GERMOGLI DELLA FEDE. SEGUITO DELL'ESPOSIZIONE DELLA FILOSOFIA RELIGIOSA (parte prima)

Nella teologia modernista la fede avrebbe dei “germogli”, quali la Chiesa, i dogmi, le cose sacre e i libri santi.

Cominciamo con il dogma. Per i modernisti, esso nasce da un impulso o bisogno del credente; questi elabora il dogma nei suoi pensieri, cioè investiga e abbellisce la primitiva formula del dogma. Tale elaborazione non avviene secondo una specifica logica, ma secondo una serie di circostanze, oppure, come dicono i modernisti, avviene vitalmente.
Il risultato è che alla primitiva formula del dogma si aggregano a poco a poco formule secondarie, le quali, congiunte in una costruzione dottrinale, qualora vengano sancite dal magistero pubblico come confacenti alla coscienza comune, prendono il nome di dogmi.
Le speculazioni teologiche, sebbene i modernisti le distinguano dal dogma in sé, vengono considerate utili, sia per mettere d'accordo scienza e religione, sia per illustrare all'esterno la religione stessa e difenderla; forse, possono essere utili per preparare la materia per qualche dogma futuro.

La dottrina modernista dei teologi riguardo il culto sacro è piena di errori, specie riguardo i Sacramenti.
Secondo i modernisti, il culto sorge da un doppio impulso o da una doppia necessità. [Il sistema dei modernisti funziona solo tramite intimi impulsi o necessità...] Il primo impulso sarebbe per dare qualcosa di sensibile alla religione; il secondo, per propagarla, il che non potrebbe avvenire senza una qualche forma sensibile e qualche atto di consacrazione che chiamano Sacramenti.

FIDUCIA IN GESU' CROCIFISSO

Sia in noi un sommo orrore al peccato non solo mortale, ma anche veniale deliberato, poiché Gesù Cristo ci dice: Chi sarà infedele nel poco, diverrà pure infedele nel molto.

Difatti le grandi cadute di Caino, Saulle, Giuda ed altri ebbero principio dal non essere stati fedeli nel poco; ed altrettanto accadrà a noi, se non saremo vigilanti a fuggire i peccati veniali. A tal fine procuriamo di fare ogni giorno almeno un quarto d’ora di meditazione sulle massime eterne: Ricordati de’ tuoi Novissimi dice il Signore, se vuoi star sempre lontano dal peccato.

Promettete, scriveva Santa Teresa, di fare un quarto d’ora di meditazione ogni giorno, ed io nel nome di Gesù Cristo vi prometto il Paradiso.

Per mezzo della meditazione San Francesco Saverio divenne tutto di Dio; così dicasi di innumerevoli altri Santi. Facciamo speciale soggetto della nostra meditazione i dolori di Gesù Crocifisso, poiché insegna San Bonaventura che non c’è pratica più utile a santificare un’anima che la meditazione dei patimenti di Gesù Cristo: onde ci consiglia a meditare ogni giorno la passione del divino Salvatore, se vogliamo progredire nell’amore divino.

Sant’Agostino poi dice: Vale più una lacrima sparsa per la memoria della Passione, che il digiuno in pane ed acqua continuato in una settimana.

Perciò i Santi si sono sempre occupati a considerare i dolori di Gesù Cristo; San Francesco d'Assisi per tal mezzo diventò un serafino di carità, esclamando sovente: Il mio libro è Gesù Crocifisso.

Mettiamo nel Crocifisso Signore tutta la confidenza, ricordandoci della massima: Chi niente spera, niente ottiene; chi poco spera, poco ottiene; chi tutto spera, tutto ottiene.

(Manuale di Filotea)

SAN PIETRO APOSTOLO

"Voi dunque, o fratelli, istruiti per tempo, siate in guardia, affinché trascinati dall'errore degli stolti non abbiate a vacillare nella vostra fermezza. Anzi crescete nella grazia e nella conoscenza del Signor nostro Gesù Cristo. A Lui gloria, adesso e nel giorno dell'eternità. Amen."

San Pietro è l'apostolo che Gesù Cristo scelse come primo papa della Chiesa.
“E voi,” chiese loro “chi dite che Io sia?”. Simon Pietro rispose: “Tu sei il Cristo, il Figlio di Dio vivente”. Gesù gli replicò: “Tu sei beato, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l'hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E Io ti dico che tu sei Pietro e sopra questa pietra edificherò la mia Chiesa, e le porte dell'inferno non prevarranno contro di essa. Io ti darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che tu legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che tu scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli”. (Mt 16, 15-19)
La grandezza di S. Pietro consiste proprio nell'esser stato nominato Primo Sommo Pontefice, Vicario di Cristo, Capo visibile della Chiesa di Dio, pietra angolare su cui si regge la Chiesa. Nessun successore ha voluto chiamarsi Pietro, per rispetto al santo apostolo.

LA VITA
Nacque a Bethsaida in Galilea, ed era un pescatore del lago di Tiberiade insieme a suo fratello Andrea. Il nome di S. Pietro era Simone, che in ebraico significa “Dio ha ascoltato”. Era sposato e adottò un piccolo discepolo di Gesù, di nome Marziam. S. Pietro conobbe Gesù Cristo tramite il fratello Andrea, che, dopo aver ascoltato l’esclamazione di Giovanni Battista “Ecco l’Agnello di Dio!” indicando Gesù, si era recato a conoscerlo ed ascoltarlo; convintosi, condusse anche Simone da Gesù. Pietro e Andrea furono i primi Apostoli che Gesù chiamò a sé.

LEZIONE DI GESU' CRISTO AI SUOI SACERDOTI

Manca poco alla salita al Cielo del Signore. Gesù raduna i suoi Apostoli e li istruisce riguardo la loro missione del Sacerdozio.

"Considerate che contro di voi cospira il mondo, l'età, le malattie, il tempo, le persecuzioni. Non vogliate perciò essere avari di ciò che avete avuto e imprudenti. Trasmettete per questo in Nome mio il Sacerdozio ai migliori fra i discepoli, perché la Terra non resti senza sacerdoti. E sia carattere sacro concesso dopo acuto esame, non verbale ma delle azioni di colui che richiede di essere sacerdote, o di colui che voi giudicate buono ad esserlo.
Pensate a ciò che è il Sacerdote. Al bene che può fare. Al male che può fare. Avete avuto l'esempio di ciò che può fare un sacerdozio decaduto dal suo carattere sacro. In verità vi dico che per le colpe del Tempio questa nazione sarà dispersa. Ma anche in verità vi dico che ugualmente sarà distrutta la Terra quando l'abominio della desolazione entrerà nel novello Sacerdozio conducendo gli uomini all'apostasia per abbracciare le dottrine dell'Inferno. Allora sorgerà il figlio di Satana e i popoli gemeranno in un tremendo spavento, pochi restando fedeli al Signore, e allora anche, fra convulsioni d'orrore, verrà la fine dopo la vittoria di Dio e dei suoi pochi eletti, e l'ira di Dio su tutti i maledetti. Guai, tre volte guai se, a confortare gli ultimi cristiani, non ci saranno veri Sacerdoti come ci saranno per i primi.

ELEMENTI DI CATECHESI - 31: LA CHIESA

Che cos'è la Chiesa?
La Chiesa è la società dei veri cristiani, cioè dei battezzati che professano la fede e la dottrina di Gesù Cristo, partecipano ai suoi Sacramenti e ubbidiscono ai Pastori stabiliti da Lui.

Per formare una società, occorre che vi siano più persone, che tendono ad uno stesso fine, sotto la guida dell'autorità e delle leggi. Così è la Chiesa, perché comprende una moltitudine di individui, sottoposti alla legge di Cristo, che tendono al fine comune (la salvezza eterna), sotto la guida dei legittimi Pastori.

Solo il Battesimo è la porta d'ingresso della Chiesa: è l'atto che fa membri della società di Cristo e sottopone all'obbligo di vivere in conformità alla fede e alla legge cristiana, per poter raggiungere il fine comune della salvezza eterna.

Per essere veri ed effettivi membri della Chiesa, però, non basta il Battesimo, ma occorre conoscere e osservare le leggi di Dio. La Chiesa ha ricevuto da Gesù Cristo la Rivelazione, un complesso di verità e misteri soprannaturali da custodire, difendere, insegnare e tramandare; verità e misteri che i battezzati devono credere con la fede e praticare con le opere. Coloro che non credono o non mettono in pratica ciò in cui credono, non sono veri e perfetti cristiani, anche se battezzati.

PREPARIAMOCI IN TEMPO A MORIR SANTAMENTE

Non basta in morte ricevere i Sacramenti; bisogna morire odiando il peccato, e amando Dio sopra ogni cosa. Ma come odierà i piaceri proibiti chi sino ad allora li avrà amati? Come amerà Dio sopra ogni cosa chi sino a quel punto avrà amato le creature più di Dio?

Tutti temono la morte improvvisa, perché questa non dà tempo di aggiustare i conti con Dio; e confessano che i Santi sono stati i veri savi, perché si son preparati alla morte prima che arrivasse la sua venuta.

Noi invece vogliamo metterci in pericolo di morir male, aspettando a prepararci alla morte quando questa sarà vicina?

Bisogna che facciamo adesso quel che vorremmo aver fatto in morte, e così non saremo obbligati a dire nella maggiore desolazione dell’animo: Io potevo e non ho voluto; ora che vorrei, non posso!

Se quindi adesso conosciamo di non essere in grazia di Dio, dobbiamo procurare di mettervici con una buona Confessione, anche generale di tutta la nostra vita, se non l’avessimo mai fatta; poi adopereremo i mezzi necessari per conservarci costantemente nella divina amicizia.

(Manuale di Filotea)

ORAZIONI A SOLLIEVO DELLE ANIME PURGANTI

Nella Catechesi n.30, abbiamo parlato delle Anime Purganti e di alcuni metodi utilizzati per poter abbreviare il loro debito che le trattiene nel doloroso Purgatorio.
Proponiamo dunque due preghiere di grande efficacia a sollievo di quelle Anime sante. Ricordiamoci che, pregando per loro, esse sicuramente non si scorderanno di chi le ha beneficiate per poter raggiungere il Paradiso!

TI ADORO O CROCE SANTA
Questa preghiera venne confermata dai Papi Adriano VI e Gregorio XIII. Se recitata 33 volte il Venerdì Santo, libera 33 anime dal Purgatorio; se invece viene recitata 50 volte in tutti gli altri venerdì dell'anno, libera 5 anime dal Purgatorio.

"Ti adoro, o Croce Santa, che fosti ornata del Corpo Sacratissimo del mio Signore, coperta e tinta del suo Preziosissimo Sangue. Ti adoro, mio Dio, posto in croce per me. Ti adoro, o Croce Santa, per amore di Colui che è il mio Signore. Amen".

PREGHIERE INDULGENZIATE PER OGNI GIORNO DELLA SETTIMANA
Questa preghiera venne confermata dal Sommo Potefice Leone XII, nel 1826.